Mi sono svegliato a Venosa con una sensazione particolare.
Quella che si prova quando si sa che una grande avventura sta per arrivare al termine.
Per cinque giorni avevamo attraversato l’Italia partendo dalle colline di Coriano, nel cuore della Romagna. Avevamo percorso montagne, vallate, altopiani, borghi dimenticati e strade che sembravano appartenere a un’altra epoca.
Ora ci aspettava l’ultima tappa.
258 chilometri.
L’ultimo capitolo dell’Italian Challenge 2026.
La partenza è avvenuta sotto il Castello Aragonese di Venosa.
Le moto schierate nella piazza avevano qualcosa di speciale quella mattina.
C’era entusiasmo.
Ma c’era anche quella sottile malinconia che accompagna sempre gli ultimi giorni di viaggio.
Dopo aver indossato il mio Tech-Air Alpinestars e aver salutato gli amici con cui avevamo condiviso la splendida serata lucana, ho acceso la moto.
Il rombo del motore ha rotto il silenzio della mattina.
Eravamo pronti.
Pochi chilometri e il paesaggio ha iniziato immediatamente a cambiare.
Dopo circa trenta chilometri siamo entrati in Puglia.
L’ingresso nelle Alte Murge è sempre qualcosa di speciale.
La strada ha iniziato a scendere attraverso canneti e piccoli valloni, percorrendo asfalti strettissimi e sconnessi, perfettamente nello stile Italian Challenge.
Ai lati della carreggiata si aprivano distese infinite di campi di grano.
Gialli.
Bruciati dal sole.
Immensi.


Per lunghi tratti sembrava quasi di viaggiare dentro un deserto.
Un mare dorato che si perdeva all’orizzonte.
Un paesaggio essenziale e potentissimo.
Di quelli che riescono a togliere il fiato proprio per la loro semplicità.
Arrivati a Minervino Murge abbiamo iniziato la lunga discesa verso Altamura.
Ed è stato lì che la Puglia ha iniziato a mostrarsi in tutta la sua grandezza.
Il paesaggio era quasi surreale.
Le colline sembravano dipinte con un unico colore.
Il giallo.
Un giallo intenso che il sole di giugno rendeva ancora più luminoso.
Muretti a secco ovunque.
Pascoli.
Masserie.
Strade secondarie che si rincorrevano tra campi e vallate.
Mucche al pascolo.
Greggi.
Profumo di terra e di estate.
Era la Puglia più autentica.
Quella che si scopre soltanto viaggiando lentamente.
Quella che non si lascia raccontare da una fotografia.
Quella che bisogna vivere.
Il viaggio continuava attraverso il cuore della provincia di Bari.
Ogni curva apriva scenari nuovi.
Ogni salita mostrava orizzonti differenti.
E ogni chilometro sembrava volerci ricordare quanto sia straordinaria questa regione.


Attraversando questi paesaggi abbiamo raggiunto Noci.
Poi Cisternino.
Uno dei borghi più belli d’Italia.
E poco dopo Alberobello.
I trulli comparivano davanti a noi come in una fiaba.
Anche chi li aveva già visti più volte non riusciva a trattenere lo stupore.
Perché ci sono luoghi che non smettono mai di emozionare.
Da Alberobello abbiamo proseguito verso Locorotondo.
Ancora una volta la Puglia ci regalava uno dei suoi gioielli più preziosi.
Le strade diventavano sempre più belle.
Sempre più panoramiche.
Sempre più emozionanti.
E poi è arrivato uno di quei momenti che non dimenticherò mai.
All’improvviso, davanti a noi, si è aperta Ostuni.
La Città Bianca.
Luminosa.
Abbagliante.
Magnifica.
Adagiata sulla collina come una visione.
Per qualche istante sono rimasto in silenzio.
Anche se conoscevo perfettamente quel punto, anche se avevo già visto quella scena decine di volte durante la preparazione dell’itinerario, l’emozione era rimasta identica.
Forse persino più forte.
Perché questa volta non ero da solo.
Condividevo quel momento con decine di persone che avevano percorso oltre 1.700 chilometri per arrivare fin lì.
Ma il viaggio non era ancora finito.
Mancavano ancora quindici chilometri.
Forse i più suggestivi.
Attraverso strettissime strade di campagna abbiamo iniziato a scendere verso il mare.
Ai lati comparivano gli ulivi.
Non semplici ulivi.
Monumenti viventi.
Alberi secolari.
Alcuni probabilmente millenari.
Tronchi giganteschi.
Forme scolpite dal tempo.
Sembravano opere d’arte create dalla natura.
Viaggiare in mezzo a quei giganti silenziosi è stato come attraversare un museo a cielo aperto.
Ogni albero raccontava una storia.
Ogni curva sembrava custodire secoli di memoria.
Poi finalmente è apparso il mare.
L’Adriatico.
Blu.
Calmo.
Immenso.
E davanti a lui la nostra destinazione finale.
La Masseria Santa Lucia.
Un luogo straordinario.
Affacciato sul mare.
Circondato dalla bellezza autentica della Puglia.
Quando ho parcheggiato la moto ho spento il motore lentamente.
E per qualche secondo sono rimasto fermo.
A guardare.
Ad ascoltare.
A respirare.
L’Italian Challenge 2026 era arrivato al termine.
Cinque tappe.
Oltre 1.700 chilometri.
Nove regioni attraversate.
Un viaggio che aveva seguito il crinale dell’Appennino fino a raggiungere il mare del Sud.
Ma soprattutto un viaggio che aveva mostrato quanto l’Italia sia capace di cambiare continuamente.


Chilometro dopo chilometro.
Curva dopo curva.
Regione dopo regione.
Cambiano i colori.
Cambiano i paesaggi.
Cambiano i castelli.
Cambiano i dialetti.
Cambiano i sapori.
Cambiano le tradizioni.
Eppure rimane sempre una straordinaria armonia che lega tutto.
Una bellezza difficile da spiegare.
Una bellezza che bisogna vivere.
Guardando i partecipanti vedevo la stessa emozione.
Eravamo stanchi.
Molto stanchi.
Il caldo ci aveva accompagnato per tutto il viaggio.
Le strade erano state impegnative.
Le giornate lunghe.
Ma nei loro occhi c’era qualcosa che valeva più di ogni fatica.
La soddisfazione.
La consapevolezza di aver vissuto qualcosa di unico.
Mi è venuta in mente una frase.
Forse la più bella per descrivere ciò che avevamo appena fatto.
Per cinque giorni abbiamo accarezzato il volto della signora più bella del mondo.
L’Italia.
La serata conclusiva è stata all’altezza del viaggio.
La Masseria Santa Lucia ci ha accolto con una cena straordinaria.
Piatti raffinati.
Sapori autentici.
Prodotti del territorio.
Un ultimo grande racconto gastronomico prima dei saluti finali.
Poi è arrivato il momento delle premiazioni.
Uno dei più attesi.
Perché durante tutto il viaggio i partecipanti avevano compilato il loro Travel Quiz Book.
Avevano raccolto informazioni.
Scoperto curiosità.
Interagito con le persone del posto.
Approfondito la storia, la cultura e le tradizioni delle regioni attraversate.
Pagina dopo pagina avevano costruito il proprio diario di viaggio.
Un patrimonio di ricordi che rimarrà con loro per sempre.
Le ultime domande sono state controllate.
I punteggi conteggiati.
E finalmente abbiamo decretato il vincitore dell’Italian Challenge 2026.
Tra applausi, sorrisi e fotografie è arrivata anche la torta ufficiale dell’evento.
Un momento semplice.
Ma bellissimo.
Perché in quel momento non eravamo più soltanto partecipanti.
Eravamo diventati compagni di viaggio.
Una famiglia.



E mentre la serata si avviava verso la conclusione, osservando il mare illuminato dalla luna, ho pensato che il vero successo dell’Italian Challenge non sono i chilometri percorsi.
Non sono le strade.
Non sono le destinazioni.
Sono le emozioni che ognuno porta a casa.
Quelle che continueranno a vivere molto tempo dopo il ritorno.
Perché il viaggio finisce.
Ma l’avventura resta.
Sempre.







