La sera prima della partenza, a Coriano, c’era quell’atmosfera che conosco bene e che ogni volta riesce a emozionarmi.
Era stata una giornata calda, intensa, vissuta all’interno del Village dell’Italian Challenge tra sorrisi, strette di mano, nuove amicizie e l’entusiasmo di chi si prepara a partire per una grande avventura. Guardando i partecipanti vedevo negli occhi di tutti la stessa curiosità: quella di chi sa che nei giorni successivi vivrà qualcosa di speciale.
L’Italian Challenge non è mai soltanto un viaggio in moto.
È un’esperienza che unisce persone provenienti da luoghi diversi, accomunate dalla stessa passione per la scoperta, per l’avventura e per il piacere di percorrere strade che pochi conoscono.
La cena al Ristorante Bellavista ha chiuso perfettamente la giornata. Una splendida e conviviale cena con vista mare, tante chiacchiere, risate e racconti. Seduto a tavola osservavo i partecipanti e percepivo quell’energia positiva che precede ogni partenza importante. Le amicizie iniziavano già a nascere e il gruppo, pur provenendo da nazioni diverse, stava iniziando a diventare una squadra.


La mattina di domenica 14 giugno, però, è arrivato il momento che tutti aspettavano.
La partenza.
Davanti a noi c’erano 350 chilometri che ci avrebbero portato da Coriano a Norcia. Era soltanto la prima tappa di un viaggio lungo oltre 1.700 chilometri che ci avrebbe accompagnato fino alla Puglia, attraversando alcune delle regioni più belle e autentiche d’Italia.
Come ogni mattina, prima di salire in moto, ho indossato il mio Tech-Air Alpinestars.
Ormai è diventato il mio miglior compagno di viaggio. Un alleato silenzioso che mi accompagna in ogni avventura e che mi permette di affrontare ogni percorso con un livello di sicurezza superiore. Ho chiuso la giacca, controllato tutto per l’ultima volta, ho acceso la moto e pochi istanti dopo il rombo dei motori ha riempito il Village.
Eravamo pronti.
Sono partito a metà gruppo.
Davanti a me vedevo Luca, Stefano, Mirco e altri motociclisti che iniziavano a scorrere lungo la strada formando quel lungo serpentone che, ogni anno, rappresenta una delle immagini più belle dell’Italian Challenge.
Mentre percorrevamo i primi chilometri pensavo ad Andrea , che poco prima della partenza aveva avuto un problema alla manopola del gas. Fortunatamente sarebbe riuscito a risolverlo durante la giornata e a proseguire il viaggio senza ulteriori problemi.
Io invece ero concentrato su una sensazione diversa.
L’emozione.
Conoscevo ogni metro di quelle cinque tappe. Le avevo studiate, percorse e progettate nei mesi precedenti. Eppure, ogni volta che parte un nuovo Italian Challenge, provo sempre la stessa sensazione. Perché una cosa è conoscere un percorso, un’altra è viverlo insieme a decine di persone che lo stanno scoprendo per la prima volta.
Tra i protagonisti di questo viaggio c’era anche il Travel Quiz Book.
Ogni partecipante ne aveva uno con sé.
Non è un semplice roadbook e non è soltanto un diario di viaggio. È uno strumento che invita a osservare, a fermarsi, a scoprire e a comprendere i territori attraversati. Al suo interno ci sono domande, enigmi, curiosità e sfide che richiedono ai partecipanti di interagire con i luoghi, leggere il paesaggio, parlare con le persone e approfondire la storia dei territori.
Mi piace pensare che il Travel Quiz Book trasformi ogni motociclista in un vero viaggiatore.
Non si limita a guidare attraverso un territorio, ma lo vive.
E alla fine dell’esperienza ogni pagina compilata diventa un ricordo indelebile, un diario personale che rimarrà per sempre nella libreria e nel cuore di chi ha partecipato.
Le prime colline dell’alto riminese ci hanno accompagnato verso il Montefeltro, una terra che considero una delle più affascinanti d’Italia.
Da lì il paesaggio ha iniziato lentamente a cambiare.
Entrati nelle Marche, le strade bianche hanno preso il sopravvento. Attraversavamo le zone del Verdicchio, immerse in colline morbide e ordinate, dove ogni curva apriva nuovi panorami. Le famose “Bianche dei Castelli” ci hanno regalato alcuni dei passaggi più suggestivi della giornata, tra strade sterrate perfettamente inserite in un paesaggio che sembrava dipinto.
Uno dei momenti più significativi è stato l’arrivo alla Basilica di Sant’Urbano.
Un luogo straordinario, dove il tempo sembra essersi fermato. La sua imponenza e il silenzio che la circonda riescono sempre a trasmettere qualcosa di speciale. Da lì abbiamo proseguito verso il Lago di Castreccioni, dove il riflesso del sole sull’acqua regalava uno scenario magnifico.
Poi è arrivata l’Umbria.
La Valnerina ci ha accolto con tutta la sua bellezza.
Curve, vallate, montagne e piccoli borghi si susseguivano uno dopo l’altro. Inevitabile la sosta a Colfiorito, un luogo che rappresenta perfettamente l’autenticità di questi territori.
Da quel momento abbiamo iniziato a salire di quota.


Le strade sono diventate ancora più secondarie, più isolate e più autentiche. Alcuni tratti asfaltati e alcune strade bianche erano piuttosto dissestati, ma proprio questa è la natura dell’Italian Challenge: percorrere strade vere, spesso dimenticate, sempre selezionate affinché possano essere affrontate in sicurezza da tutti i partecipanti.
Il caldo si faceva sentire.
Ho bevuto moltissimo durante tutta la giornata. Le temperature erano elevate, ma il mio intimo tecnico Spark ha fatto ancora una volta un lavoro eccezionale, permettendo al sudore di essere espulso efficacemente e mantenendomi sempre nelle migliori condizioni possibili durante la guida.
Poi è arrivato uno dei momenti che aspettavo maggiormente.
L’avvicinamento a Norcia.
Eravamo ormai ai piedi dei Monti Sibillini.
Dopo aver attraversato un magnifico altopiano, il percorso si è infilato in una stretta strada asfaltata che sembrava disegnata all’interno del paesaggio. Curve continue, silenzio, montagne e panorami sconfinati.
Ogni chilometro aumentava il senso di meraviglia.
Osservavo i volti dei partecipanti e mi rendevo conto ancora una volta della dimensione internazionale che l’Italian Challenge ha raggiunto negli anni.
Con noi viaggiavano motociclisti provenienti da Germania, Svizzera, Austria, Olanda, Belgio, Stati Uniti e persino dalla Lituania.
Proprio il gruppo lituano mi aveva colpito particolarmente.
Sono ragazzi giovani, simpaticissimi e animati da una passione autentica per il viaggio. Per partecipare all’Italian Challenge erano partiti dalla Lituania con le loro moto, attraversando mezza Europa prima ancora di iniziare il nostro percorso.
Durante la giornata li avevo osservati mentre fotografavano panorami, compilavano il Travel Quiz Book e si lasciavano sorprendere dalla varietà dei paesaggi italiani.
Nei loro occhi vedevo stupore.
Quello stupore autentico che solo il viaggio riesce a regalare.
E in fondo è proprio questo il significato dell’Italian Challenge: mostrare un’Italia diversa, lontana dalle grandi direttrici turistiche, fatta di strade dimenticate, borghi autentici, persone straordinarie e paesaggi capaci di cambiare completamente nel giro di pochi chilometri.
Quando finalmente abbiamo visto apparire Norcia davanti a noi, ho capito che la prima giornata aveva già lasciato il segno.
L’ingresso nella splendida piazza della città è stato emozionante.
Le moto hanno riempito il centro storico e ci siamo ritrovati davanti alla Cattedrale di San Benedetto, simbolo della forza e della rinascita di questa terra meravigliosa.
Guardavo i partecipanti.
Erano accaldati, stanchi, ma profondamente felici.
Nei loro sorrisi vedevo la conferma che cercavo.
La prima tappa aveva raggiunto il suo obiettivo.
Aveva fatto innamorare tutti di un’Italia autentica e sorprendente.
La giornata si concludeva così, nel cuore di Norcia, ai piedi dei Sibillini.
Davanti a noi c’erano ancora quattro tappe e oltre mille chilometri di avventura.
Ma quella sera avevo già una certezza.
L’Italian Challenge era partito nel migliore dei modi e il viaggio stava già regalando qualcosa di prezioso: emozioni che sarebbero rimaste per sempre nella memoria di tutti noi.
Mirco Urbinati








