Quando mi sono svegliato a Termoli, la mattina della quarta tappa, il primo pensiero non è stato per la strada che ci attendeva.
È stato per i ragazzi lituani.
La sera precedente ci eravamo salutati dopo una festa bellissima, una di quelle serate che rimangono nel cuore. Dopo tre giorni trascorsi insieme sulle strade dell’Italian Challenge era arrivato il momento per loro di proseguire il proprio viaggio.
Erano arrivati dalla Lituania in moto per vivere questa avventura con noi e ormai erano diventati parte della famiglia.
A Termoli abbiamo festeggiato insieme fino a tarda sera. Risate, racconti, fotografie e quell’atmosfera speciale che si crea quando si condividono giornate intense in viaggio.
A un certo punto hanno persino regalato la loro maglia al ristorante dove avevamo cenato, un gesto spontaneo che racconta perfettamente il loro spirito.
Li ho salutati con un abbraccio sincero.

Da lì in avanti avrebbero continuato la loro avventura attraversando Brindisi, il Montenegro, l’Albania e poi risalendo tutta l’Europa fino a tornare in Lituania.
Ancora oggi siamo costantemente in contatto.
E ogni volta che penso a loro mi rendo conto di quanto il viaggio riesca a creare legami autentici.
Ma quella mattina ci aspettavano altri 350 chilometri.
Una tappa che sentivo particolarmente mia.
Una tappa che avrebbe attraversato quattro regioni italiane e che ci avrebbe accompagnato fino a Venosa, in Basilicata.


I primi settanta chilometri avevano un significato speciale.
La destinazione era Colletorto.
Un piccolo paese del Molise che considero ormai una seconda casa.
L’arrivo è stato emozionante.
Ad aspettarci c’erano l’amministrazione comunale, tanti amici e soprattutto Pasquale Ritucci.
Pasquale aveva organizzato tutto alla perfezione e ancora oggi non finirò mai di ringraziarlo.
Abbracciarlo è stato come ritrovare un fratello.
Ci siamo fermati nella piazza del paese per degustare prodotti tipici del territorio, raccontare il viaggio e condividere qualche momento insieme agli abitanti.
Colletorto ha una posizione incredibile.
Sorge su un colle che guarda verso sud.
Da lassù lo sguardo corre sulle vallate del Molise fino alla Puglia.
Un mare di colline dorate.
Campi di grano ormai arsi dal sole di giugno.
Una distesa gialla che sembra infinita.
Ogni volta che osservo quel panorama rimango senza parole.
È uno di quei luoghi che non hanno bisogno di monumenti per essere straordinari.
La loro forza è tutta nella semplicità del paesaggio.
Dopo i saluti siamo ripartiti.
Da quel momento iniziava uno dei tratti più lunghi e affascinanti della giornata.
L’obiettivo era raggiungere Aquilonia, in Irpinia.
Circa 170 chilometri di viaggio attraverso alcune delle strade più isolate e autentiche del Sud Italia.
Davanti a tutti viaggiavo insieme a Marino Gori.
Avevamo una missione precisa.
Arrivare prima del gruppo per organizzare il pranzo da un altro amico speciale: Gerardo.
Tra una curva e l’altra attraversavamo strade che sembravano uscite da un’altra epoca.
Asfalti strettissimi.
Crepe.
Sobbalzi.
Radici che deformavano il fondo stradale.
Poi tratti di strada bianca.
Poi nuovamente asfalto.
Era l’essenza stessa dell’Italian Challenge.
Quelle strade dimenticate che oggi quasi nessuno percorre più.
Eppure sono proprio loro a raccontare l’Italia più vera.
Attraversando il comprensorio delle pale eoliche nella zona di Molinara il paesaggio è cambiato ancora una volta.
Giganteschi aerogeneratori ruotavano lentamente sopra colline immense e silenziose.
Il caldo era intenso.
Molto intenso.
Abbiamo bevuto continuamente per tutta la giornata.
L’acqua sembrava non bastare mai.
Quando finalmente siamo arrivati ad Aquilonia eravamo stanchi, impolverati e assetati.
Ma sapevamo che ci attendeva qualcosa di speciale.
Gerardo.
L’Antica Carbonara.
Ogni anno è una certezza.


Un luogo unico, immerso in un contesto archeologico a cielo aperto che racconta secoli di storia.
Gerardo ci ha accolto con il suo entusiasmo contagioso.
È uno di quei personaggi che rendono speciale un viaggio.
Una persona genuina, sincera, capace di trasformare un semplice pranzo in un ricordo indelebile.
Poco alla volta sono arrivati tutti gli altri partecipanti.
Le moto riempivano il cortile mentre i sorrisi aumentavano.
Il pranzo è stato spettacolare.
Piatti della tradizione.
Sapori autentici.
Porzioni generose.
Risate continue.
Ci siamo fermati molto più del previsto.
Praticamente fino alle cinque del pomeriggio.
Ma nessuno aveva fretta.
Perché certi momenti vanno vissuti fino in fondo.
Quando finalmente siamo ripartiti, il sole era ancora alto.
Davanti a noi si ergeva il Monte Vulture.
La direzione era Venosa.
E ancora una volta il paesaggio cambiava completamente.
Lasciavamo alle spalle l’Irpinia per entrare in Basilicata.
I calanchi iniziavano a comparire lungo il percorso.
Le colline assumevano forme nuove.
La luce diventava diversa.
Sembrava quasi di entrare in un’altra nazione.
Ed è questo uno degli aspetti che amo di più dell’Italian Challenge.
In pochi giorni si attraversano mondi completamente differenti.
La quarta tappa è stata una delle più calde dell’intero viaggio.
Abbiamo attraversato Molise, Puglia, Campania e Basilicata in una sola giornata.
Quattro regioni.
Quattro identità.


Quattro modi diversi di raccontare il Sud Italia.
Anche il Travel Quiz Book è stato protagonista.
I partecipanti hanno continuato a raccogliere informazioni, curiosità, dettagli storici, tradizioni gastronomiche e racconti popolari.
Li vedevo fermarsi a parlare con le persone del posto, leggere targhe, osservare edifici storici e annotare tutto sul loro diario di viaggio.
Ogni risposta trovata diventava una scoperta.
Ogni pagina compilata diventava un ricordo.
Quando finalmente siamo arrivati a Venosa il sole iniziava lentamente a scendere.
L’ingresso in Piazza Umberto I è stato magnifico.
Davanti a noi si ergeva il Castello Aragonese.
Imponente.
Maestoso.
Perfettamente inserito nel cuore di una città che trasuda storia.
La città di Orazio.
La città della cultura.
La città che quella sera sarebbe diventata la nostra casa.
Dopo aver parcheggiato le moto e salutato gli amici che ci aspettavano, abbiamo raggiunto il Bellagio Hotel.
La cena si è svolta in una piazza antica, circondata da edifici che raccontano secoli di storia.
L’atmosfera era semplicemente perfetta.
E la cucina lucana ci ha letteralmente conquistati.
Piatti straordinari.
Sapori profondi.
Tradizioni autentiche.


Una cena capace di raccontare la Basilicata meglio di qualsiasi guida turistica.
Dopo cena nessuno aveva voglia di andare subito a dormire.
Così abbiamo passeggiato tutti insieme per il centro storico.
Parlavamo della giornata.
Dei panorami.
Delle strade.
Degli incontri.
Delle emozioni vissute.
E mentre camminavo tra le vie di Venosa pensavo a una cosa.
Eravamo partiti quattro giorni prima da Coriano.
Avevamo attraversato montagne, vallate, laghi, altipiani, borghi e campagne.
Avevamo conosciuto persone straordinarie.
Eppure il viaggio non era ancora finito.
Davanti a noi c’era l’ultima tappa.
Altri 350 chilometri.
E una destinazione che ormai sembrava vicina.
Ostuni.
La Città Bianca.
La meta finale di un’avventura che stava diventando, chilometro dopo chilometro, qualcosa di indimenticabile.







