Martedì mattina ci siamo svegliati a Rocca di Mezzo con una sensazione particolare.
Fuori dalla finestra c’erano le montagne. L’aria era fresca, il silenzio quasi assoluto e il sole iniziava lentamente a illuminare il Sirente. Eravamo ospiti di un hotel magnifico, immerso nella natura, uno di quei luoghi che ti fanno rallentare i pensieri e apprezzare il momento.
Ma quella mattina avevo soprattutto un’altra consapevolezza.
Ci aspettavano 350 chilometri.
E non una tappa qualunque.
Per me era una delle più emozionanti dell’intero Italian Challenge.
Perché avremmo lasciato l’Abruzzo per entrare in una terra che considero una delle più affascinanti e sottovalutate d’Italia.
Il Molise.
Una regione che amo profondamente.
Una regione silenziosa, autentica, ancora capace di custodire una natura realmente incontaminata e borghi che sembrano sospesi nel tempo.
Ogni volta che ci torno provo la stessa sensazione: quella di entrare in un luogo che non ha bisogno di mostrarsi per essere straordinario.
Il Molise non urla la propria bellezza.
La sussurra.
Come ogni mattina andiamo al punti di partenza, ritiriamo il Travel quiz Book della giornata; non viene consegnato prima ma al mattino di ogni tappa così da assaporarne l’imprevedibilità di ogni quesito.
Le montagne abruzzesi ci salutavano alle spalle mentre iniziavamo a scendere verso sud.
Dopo una trentina di chilometri è accaduta una cosa che mi ha fatto sorridere.
Una grossa biscia nera ha attraversato la strada proprio davanti a me.
Era lunga, elegante, quasi maestosa.
Non ho mai avuto paura dei serpenti, anzi, mi hanno sempre affascinato. Per un attimo mi è sembrato quasi di salutarla mentre spariva rapidamente nell’erba alta ai bordi della strada.
Piccoli incontri che soltanto viaggiando lentamente riesci a vivere.
Poi è arrivato il Molise.
E come sempre mi ha accolto nel modo migliore.
La prima grande sosta è stata a Capracotta.
Il panorama davanti a noi era semplicemente meraviglioso. Le montagne si rincorrevano fino all’orizzonte e l’aria aveva ancora quel profumo pulito che solo le alte quote riescono a regalare.



Ma a Capracotta ci attendeva anche un’altra esperienza.
Quella del gusto.
Ci siamo fermati da Pallotta, storico produttore locale, per un assaggio dei formaggi tipici del territorio.
E qui è stato impossibile non lasciarsi conquistare.
Formaggi di capra, di vacca e specialità tipiche molisane che raccontano una tradizione antica fatta di pascoli, montagne e lavoro.
Sapori autentici.
Sapori veri.
Di quelli che riescono a raccontare un territorio meglio di mille parole.
Ripartiti da Capracotta abbiamo iniziato a scendere verso Agnone attraverso una bellissima strada bianca.
Davanti a noi si aprivano colline, boschi e vallate che sembravano infinite.
Agnone, la città delle campane, ci ha accolto con il fascino discreto che caratterizza tutto il Molise.
Da quel momento è iniziata la parte più autentica della giornata.
Il viaggio dentro il vero cuore della regione.
Quello meno conosciuto.
Quello che raramente compare nelle guide turistiche.
Quello che amo di più.
Le strade sono diventate strettissime.
Lingue d’asfalto dimenticate dal tempo.
Percorsi che sembravano collegare piccoli mondi nascosti tra le montagne.
Attraversando questi paesaggi siamo arrivati a Bagnoli del Trigno.
Ogni volta che entro in questo borgo rimango colpito dalla sua posizione spettacolare, abbarbicato sulla roccia come un presepe di pietra.
Poco dopo abbiamo raggiunto Salcito.
Qui mi sono fermato in piazza insieme ad Andrea e ad altri compagni di viaggio.
Ci siamo concessi un gelato e qualche minuto di pausa.
Salcito per me non è un luogo qualsiasi.
Qui ci sono amici veri.
Ho avuto il piacere di salutare la Pro Loco e l’amministrazione comunale, persone che negli anni hanno sempre accolto con entusiasmo i nostri eventi e che considero parte della grande famiglia del viaggio.
Sono quei rapporti autentici che rendono speciale l’Italian Challenge.
Perché il viaggio non è fatto soltanto di strade.
È fatto soprattutto di persone.
Ripartendo da Salcito abbiamo puntato verso Trivento.
Uno dei centri più importanti del Molise interno.
Le strade continuavano a sorprenderci.



Curve, vallate e paesaggi che cambiavano continuamente.
Poi è arrivato uno dei tratti che aspettavo maggiormente.
Il lunghissimo rettilineo della strada dimenticata.
Una strada che sembra correre nel nulla e che invece conduce verso qualcosa di meraviglioso.
Il Lago di Guardialfiera.
Quando siamo arrivati sulle sue rive il panorama era spettacolare.
L’acqua rifletteva il cielo e il silenzio della campagna molisana avvolgeva tutto.
Ancora una volta vedevo i partecipanti fermarsi, fotografare, osservare e compilare il loro Travel Quiz Book.
Ero felice.
Perché il libro stava facendo esattamente ciò per cui era stato creato.
Le domande, gli enigmi e le curiosità stavano spingendo tutti a interagire con il territorio.
A parlare con gli abitanti.
A osservare monumenti, dettagli e tradizioni.
A trasformare un semplice viaggio in un’esperienza di scoperta.
Ogni pagina compilata diventava un ricordo.
Ogni risposta trovata diventava una storia da raccontare.



Da Guardialfiera abbiamo continuato il nostro percorso tra asfalto e strade bianche.
Il paesaggio iniziava lentamente a cambiare.
L’aria diventava più calda.
L’orizzonte più aperto.
E all’improvviso è apparso lui.
Il mare.
Dopo giorni trascorsi tra montagne, vallate e altopiani, vedere l’Adriatico davanti a noi è stato qualcosa di straordinario.
L’arrivo a Termoli è stato maestoso.
La città ci ha accolto con tutta la sua energia e il suo fascino marinaro.
Ad aspettarci c’erano i rappresentanti dell’amministrazione comunale e, soprattutto, un amico che tenevo particolarmente a incontrare.
Pasquale Ritucci.
Arrivato da Colletorto per salutarci e darci il benvenuto.
Sono questi gesti che fanno capire quanto il viaggio riesca a creare relazioni autentiche.
Dopo la conclusione della tappa abbiamo raggiunto il Martur Resort.
Una struttura meravigliosa affacciata sul mare.
E lì, finalmente, ci siamo concessi qualche momento di meritato relax.
Qualcuno si è tuffato in piscina.
Qualcuno è corso immediatamente verso il mare.
Io stesso mi sono goduto quel momento speciale in cui il viaggio rallenta e lascia spazio alla condivisione.
Poi è arrivata la cena.
E che cena.
Una straordinaria cena di pesce che ci ha letteralmente conquistati.
Piatti eccellenti.
Materie prime di qualità.
Sapori autentici.
A un certo punto credo che tutti noi abbiamo messo seriamente in difficoltà il cuoco.
Tra primi, secondi e specialità di mare, molti partecipanti hanno fatto cinque o sei giri al buffet, tornando continuamente a riempire il piatto.
Le risate non sono mancate.
Così come i complimenti alla cucina.
Quella sera, mentre osservavo il gruppo riunito a tavola, ho avuto una sensazione molto chiara.
Con questa tappa eravamo entrati davvero nel cuore dell’Italian Challenge.
Non soltanto per le strade percorse.
Non soltanto per i panorami.
Ma perché il viaggio aveva iniziato a mostrare la sua vera anima.
Quella fatta di luoghi nascosti, persone autentiche, amicizie, sapori, incontri e storie.
La parte più bella dell’Italia.
La parte che spesso non compare sulle mappe.
La parte che vale la pena vivere.
E mentre il sole tramontava sul mare di Termoli, sapevo che il viaggio aveva ancora molto da raccontarci.
Mirco Urbinati








